Jump to content
ballashop

Un E-Commerce Di Successo? Bello, Funzionale O Tutt'e Due?

Recommended Posts

Tralasciando le questioni tecniche, ugualmente importanti, mi sento di dover aprire una discussione riguardo all'aspetto dicotomico filosofico/commerciale (se proprio vogliamo metterle su due strade diverse ma non contrarie) di un sito che vende online più propriamente chiamato e-commerce.

 

Ho da poco scaricato il pdf Lookbook, un documento che mostra, credo secondo le aspettative della piattaforma, alcuni e-commerce che fanno del "look" uno dei punti di forza del proprio sito web. Sono andato a curiosare su un paio di link e non ne sono rimasto colpito, tutt'altro.

 

Penso di non averne capito il senso, del Lookbook intendo.

 

Faccio il grafico e di grafica mi piace parlare, però ho anche un sito e-commerce e quindi oltre ad osservare cose belle (non sempre) devo anche occuparmi dell'aspetto commerciale e se devo dirla tutta, il sito di maggior successo, riguardo le vendite online, è amazon.

Ebbene, possiamo considerarlo un sito da lookbook?

De gustibus non est disputandum” disse qualcuno, all'epoca internet non c'era però!

 

Con un amico programmatore un giorno discutemmo del “bello” e del “funzionale”, entrambi daccordo sulla loro inevitabile coesistenza, però mentre per me l'uno non poteva o doveva esistere senza l'altro, per il mio amico era la parte “funzionale” ad essere più importante, il “bello” poteva venire anche dopo.

È veramente così?

Cosa né pensate voi?

Share this post


Link to post
Share on other sites

Onestamente non conosco LookBook..ma preferisco esser funzionale...anche perchè la bellezza è soggettiva e sopratutto apprezzo i siti ecommerce minimal.

 

Ovviamente il marketing e strategie di vendita sono fondamentali. Nessun mio ecommerce vende su ebay o amazon proprio perchè è inutile sopratutto quando sei aggressivo a livello di marketing diventi più competitivo dei prodotti Amazon e sopratutto sei di nicchia e il cliente compra e ricompra da te. 

 

PS sposto la discussione nella sezione giusta.

Share this post


Link to post
Share on other sites

L'argomento, sinceramente, lo trovo davvero TROPPO vasto, anche perché la parola "funzionalità" la trovo più congrua nel campo SEO, a mio avviso, che della programmazione fine a sé. 

  • Like 1

Share this post


Link to post
Share on other sites

:) spunto di discussione per me interessantissimo, vuoi perché sto preparando proprio in questi giorni una conferenza sull'argomento, vuoi perché concordo sul fatto che le questioni estetiche siano troppo spesso sottovalutate in ambito web. 

 

Concordo che i principali Market Place (non solo Amazon) di bello hanno ben poco  :rolleyes: anzi a dire il vero per certi versi anche di funzionale hanno poco.
Feci tempo fa una serie di test con utenti che non avevano mai utilizzato queste grandi piattaforme e i risultati furono "tragicomici" in sede di "prima visita/simulazione d'acquisto". 
Poi chiaramente con l'esperienza (ovvero la conoscenza del sistema) le cose migliorarono sensibilmente. 

 

Le ragioni per cui un'azienda sceglie di essere presente su uno o più market place sono molteplici ed esulano dall'oggetto della discussione, pertanto sorvolo. 

 

La domanda cruciale potrebbe essere: un sito bello è meglio di uno brutto? Vende di più?

Il concetto di bello è indubbiamente relativo e soggettivo, tanto quanto il concetto di brutto è sostanzialmente assoluto ed oggettivo  :D.
Parlando di web è inutile dire che si possono vedere molte cose brutte, molte banali, molti siti identici fra loro, etc.

Gli ecommerce, considerati come tipologia di sito a se stante, non fanno certamente eccezione a quanto detto poc'anzi.

 

A fronte di un'osservazione attenta potremmo notare che i siti dei big-player (escludendo i market place) sono generalmente belli, ma raramente sono "bellissimi".
In termini di funzionalità sono invece abbastanza omogenei fra loro e curati.

Poi ci sono gli altri, ossia una miriade crescente di negozi più giovani e meno conosciuti, ma non per questo meno interessanti. 
Questo segmento di "little-player" è quello che necessiterebbe più degli altri di piattaforme curate e ben realizzate, in modo che l'utente sia inconsciamente rassicurato dagli standard del negozio e possa diventare un cliente.

In realtà questo segmento è anche quello più disastrato  :rolleyes:.

 

La grafica, che è una componente importantissima del marketing e del branding, viene raramente curata. 

Con frequenza capita di vedere loghi "improponibili" malamente appiccicati su piattaforme standard poco curate, in cui spiccano errori strutturali, errori di traduzione, errori tecnici, etc.

 

Un negozio "bello" fa quindi vendere di più? Quasi certamente no!

Possiamo però certamente dire che un negozio "brutto" sicuramente non fa vendere perché è privo di quella serie di accorgimenti che rassicurano l'utente e lo convincono dell'affidabilità del negozio in cui sta per spendere il suo denaro.

 

Il bello ed il tecnologico dovrebbero sempre andare a braccetto, noi italiani poi siamo dei maestri in quest'arte!
Cito a titolo di esempio quella piccola casa automobilistica di Maranello che ha saputo coniugare magnificamente tecnologia ed estetica, creando un prodotto che è semplicemente "arte", pur nell'eccezionalità della sua tecnologia.

 

Il mondo delle vendite online, a dispetto di quanto si creda, è ancora in una fase quasi embrionale.

Crescerà, immancabilmente crescerà in maniera esponenziale.

 

Gli standard funzionali sono in questo momento abbastanza definiti ed il funzionamento dei negozi è fondamentalmente omogeneo.

E' certamente giunto il momento di crescere in tutte quelle cose che sono il valore aggiunto di un'azienda, dal customer service alla gestione organizzata dei magazzini, passando inevitabilmente anche per quella che è l'immagine coordinata.

 

Tratto da Wikipedia "L'espressione modelli di branding identifica i diversi tentativi che, a partire dagli anni '70, hanno cercato di definire e formalizzare in modo più o meno univoco il concetto di marca (in inglese brand), ossia l'insieme degli attributi tangibili e intangibili che, sintetizzati in un segno (il marchio), rappresentano e caratterizzano un'Azienda, un prodotto e/o un servizio, allo scopo di renderli rilevanti e distintivi per il consumatore."

 

Quindi inevitabilmente giungo a rispondere alla tua domanda: l'aspetto estetico è importante, anzi è fondamentale.

In una strada ove s'affacciano molti negozi con insegne banali e che difficilmente vengono memorizzate, uno store che ha saputo curare la propria immagine brillerà come una stella nella notte buia.

 

Internet è assimilabile ad una strada su cui si affacciano milioni di negozi  :rolleyes: brillare come un astro di luce propria è fondamentale!

 

 

 

 


 

  • Like 1

Share this post


Link to post
Share on other sites

 

@caygri

il lookbook è un pdf che mostra alcuni siti graficamente carini che utilizzano prestashop

 

minimal credo rientri sempre in un concetto estetico :)

da esperienza di vendita su amazon il prezzo competitivo non sempre premia. Qui ovviamente la fa da padrone l'algoritmo della piattaforma!

 

hai ragione sul marketing, è fondamentale ma fortunatamente non è l'unico aspetto altrimenti sarebbe un guaio :)

la categoria merceologica è un altro aspetto importante, tra un po' però le grandi piattaforme venderanno di tutto e di più! O forse lo fanno già. Però le grandi piattaforme hanno uno svantaggio confronto ai piccoli commercianti...

 

La fidelizzazione del cliente è cosa fondamentale, quella è la partita grossa sulla quale vale la pena spendere il maggior tempo/investimento possibile.

 

@Munti23

L'argomento è immenso :( ):

 

@Giorgio M.

wow! direi alla tua risposta, dove la fai la conferenza?

Ho letto con divorato piacere tutte le tue parole.

Interessante la simulazione che hai descritto, mi trovi daccordo

C'è un punto sul quale però sono un po' scettico, questo:

 

Il mondo delle vendite online, a dispetto di quanto si creda, è ancora in una fase quasi embrionale. Crescerà, immancabilmente crescerà in maniera esponenziale.”

 

Penso che invece non sia così embrionale, la “vecchia” (esclusivamente nel senso tecnologico) generazione di commercianti sta per essere, o lo è già, soppiantata da quella più giovane e ovviamente (anche se non scontato) già informatizzata, la tecnologia e il tanto materiale a disposizione sono ad un punto tale che non esistono quasi più barriere

 

Forse intendevi, ma questa è una mia interpretazione, una vendita online più organica e meno frastagliata di come è adesso (tolti sempre i grandi market place).

Anche se noi italiani siamo bravi nel miscelare tecnologia e bellezza non sempre però queste capacità vengono apprezzate in casa propria.

 

Rifacendomi al discorso della fidelizzazione, vista l'utenza che utilizza la rete, l'obbiettivo non è più solo... acquisire nuovi e vergini clienti ma... “rubare” (si fa per dire :)) i potenziali degli altri store digitali.

 

Secondo voi l'utente medio ad oggi, ha un'educazione all'acquisto online?

O ancora meglio, alla rete stessa?

 

Avete esperienze concrete da raccontare?

Mi è capitato di vendere articoli che costavano meno della spedizione stessa!!!

A pensarci bene non sembra una follia?

 

Grazie per le risposte

Share this post


Link to post
Share on other sites

:)

Il mondo delle vendite online, a dispetto di quanto si creda, è ancora in una fase quasi embrionale. Crescerà, immancabilmente crescerà in maniera esponenziale.”

 

Motivo meglio l'affermazione, hai fatto bene a sollevare la questione.

I dati statistici ci dicono che le vendite online sono in crescita (vero), ma ci dicono anche che la % in Italia dei prodotti legati alla consegna fisica (quindi esclusi biglietti aerei, viaggi, software, etc.) sono solo il 2% del totale delle vendite online!

Negli Stati Uniti la % sale al 7%

 

Ecco perché sostengo che gli spazi di crescita sono enormi.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Troppo vasto come argomento. Di cosa parliamo come "oggetto in vendita?" La premessa deve partire da li... Se vendo un contenuto tecnico o del materiale fisico per PC professionale sarà cosa ben diversa rispetto ad esempio nel mio caso specifico reale di vendere una canna da pesca per un pensionato magari in qualche località sperduta - A questo soggetto del look frega poco - vuole un bel tasto grande con la scritta COMPRA :-) Noi abbiamo fatto un "downgrade" sulle funzioni dl sito ed ha portato giovamenti. Poi è normale che si cerca di mettere online qualcosa di diverso di una pagina bianca e nera...

Share this post


Link to post
Share on other sites

@Giorgio M.

così l'ho compresa meglio e penso di aver capito il concetto seppur diversi dagli americani

 

@LucaSampey

Ho visto il tuo sito e non vendi solo canne da pesca ma un sacco di altri prodotti, ecco secondo me avere successo in un e-commerce è quello di riuscire a vendere una canna da pesca, o qualunque altro tuo prodotto, anche a chi non gliene frega niente! ;)

Il tasto grande è l'unione dell'aspetto funzionale a quello puramente estetico.

Il tipo di merce in vendita sulla rete credo conti una minima parte.

Ci sei sui grandi portali online?

Share this post


Link to post
Share on other sites

Il negozio di Sampey (presenza storica di questo forum) è realizzato con intelligenza ed arguzia  ;)

 

Il giusto negozio per il giusto target.

E' bello? Obiettivamente non è particolarmente bello... ma ha un suo perché che si manifesta nella strutturazione molto intuitiva (affinata negli ultimi tempi). 

E' funzionale? Indubbiamente siiiiiiiiii  :D

Share this post


Link to post
Share on other sites

Ahahaha ma come fai a dire una corbelleria del genere che va contro ogni legge informatica?

Share this post


Link to post
Share on other sites

 

Ci sei sui grandi portali online?

 

La abbiamo presa in considerazione la cosa in più occasioni ma la la decisione è stata sempre per il no finale.

Proprio la settimana passata ci ha contattato Amazon con una offerta vantaggiosa ma alla fine siamo rimasti sulle nostre posizioni. Anche qui non cè una ricetta unica.

Se fossi ad esempio un PRODUTTORE di tappeti elastici Amazon o Ebay sarebbero un ottima soluzione. Ho margine di guadagno perchè il prodotto è mio e in un attimo sono pronto ad entrare nel mercato in modo competitivo. Il nostro caso è diverso. Dopo aver speso TEMPO e soldi non posso "regalare..." il risultato ad altri ma sopratutto un negozio come il nostro mira a creare un "carrello" di prodotti non semplicemente la vendita del singolo articolo (condizionata fortemente solo dal prezzo finito e quindi inevitabilmente con un basso margine di guadagno) 

Naturalmente se il prezzo di mercato di un oggetto X su internet varia da per esempio 80 a 100 noi cercheremo di proporlo ad 85/90 (con tutte le variabili poi caso per caso naturalmente) e di conseguenza si spera di fidelizzare il cliente con altre armi. 

Share this post


Link to post
Share on other sites

La abbiamo presa in considerazione la cosa in più occasioni ma la la decisione è stata sempre per il no finale.

 

Se fossi ad esempio un PRODUTTORE di tappeti elastici Amazon o Ebay sarebbero un ottima soluzione.

Ho margine di guadagno perchè il prodotto è mio e in un attimo sono pronto ad entrare nel mercato in modo competitivo.

Il nostro caso è diverso. Dopo aver speso TEMPO e soldi non posso "regalare..." il risultato ad altri ma sopratutto un negozio come il nostro mira a creare un "carrello" di prodotti non semplicemente la vendita del singolo articolo (condizionata fortemente solo dal prezzo finito e quindi inevitabilmente con un basso margine di guadagno) 

Naturalmente se il prezzo di mercato di un oggetto X su internet varia da per esempio 80 a 100 noi cercheremo di proporlo ad 85/90 (con tutte le variabili poi caso per caso naturalmente) e di conseguenza si spera di fidelizzare il cliente con altre armi. 

 

Condivido pienamente la strategia, 

a fronte di un buon customer service e ad un servizio di qualità, la fidelizzazione è premiante.

 

Aumentando gli operatori presenti sui market place solo il "produttore" alla distanza potrà permettersi di essere competitivo e di guadagnare al contempo.

E' una questione semplicemente matematica.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Condivido alcune cose, altre no.

 

"Aumentando gli operatori presenti sui market place solo il "produttore" alla distanza potrà permettersi di essere competitivo e di guadagnare al contempo.

E' una questione semplicemente matematica."

 

Ho esperienza reale che smentisce questa affermazione anche se, onestamente, alle volte succede proprio quello che hai scritto.

Un mio cliente è riuscito a vendere su amazon prodotti più cari del produttore stesso!

Come ha fatto?

Semplice:

il produttore aveva finito l'articolo e il commerciante ha potuto aumentare il prezzo e venderlo comunque

l'algoritmo delle piattaforme come amazon alle volte mostra non sempre il prodotto al prezzo più vantaggioso e alcuni utenti non perdono tempo nella ricerca, comprano e basta! (questo per me è incomprensibile)

 

Il produttore non sempre ha la meglio sui market place, non sempre gli interessa fare affari sulla rete perché hanno comunque già una distribuzione sul territorio.

Non solo ma il produttore non ha un'esperienza capillare come i piccoli commercianti che invece possono seguire meglio le transazioni e gli andamenti in rete riguardo ai prezzi e all'interesse dell'utente.

Queste mie affermazioni comunque si basano su esperienza e su un tipo di categoria merceologica pecisa, non posso ovviamente affermare lo stesso su altri tipi di prodotti come le canne da pesca che vende LucaSampey.

 

Cmq un mio cliente è stato contattato da amazon come LucaSampey, ed ha accettato la proposta, a dicembre ha venduto una media di 20/25 pezzi al giorno rientrando delle perdite che aveva inevitabilmente sùbito in negozio. Negozio che proprio a causa della rete era stato lasciato un pò abbandonato a se stesso.

Insomma per un commerciante la rete può essere una porta aperta verso italia/mondo ma anche un boomerang di rotture di scatole infinite.

L'organizzazione è fondamentale e il produttore su questo è più attrezzato.

 

"Naturalmente se il prezzo di mercato di un oggetto X su internet varia da per esempio 80 a 100 noi cercheremo di proporlo ad 85/90 (con tutte le variabili poi caso per caso naturalmente) e di conseguenza si spera di fidelizzare il cliente con altre armi."

 

Concordo :), amazon si prende il 15% circa solo sui prodotti venduti, vendere su questa piattaforma non è sempre conveniente.

Sono sempre dell'idea che non c'è una giusta educazione all'acquisto sulla rete e anch'io né faccio parte!

Share this post


Link to post
Share on other sites

Un azienda produttrice non può fare concorrenza ai suoi rivenditori altrimenti si interrompono i rapporti commerciali. Inoltre non è che guadagni di più vendendo al privato ma vendendo al rivenditore perchè un privato magari compra 40€ una tantum che nell'immediato è più guadagno ma di solito i rivenditori alle aziende fanno 500€/1000€ e più di ordine mensilmente.

 

Vendere su amazon in primis è andare contro Amazon che mi sembra una gara persa in partenza e fare lotta di prezzi e spedizione con Amazon e ha anche il 15% di costo.

 

Dipende dai settori merceologici, ma in primis puntare su Facebook e conoscere le proprie nicchie.

 

Ma il cliente non deve esser educato a comprare online, il cliente compra dove ha trovato prima quello che cercava, possibilmente spese di spedizioni gratuite e prezzo basso o migliore di un negozio della sua città. 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Un azienda produttrice non può fare concorrenza ai suoi rivenditori altrimenti si interrompono i rapporti commerciali. Inoltre non è che guadagni di più vendendo al privato ma vendendo al rivenditore perchè un privato magari compra 40€ una tantum che nell'immediato è più guadagno ma di solito i rivenditori alle aziende fanno 500€/1000€ e più di ordine mensilmente.

 

Vendere su amazon in primis è andare contro Amazon che mi sembra una gara persa in partenza e fare lotta di prezzi e spedizione con Amazon e ha anche il 15% di costo.

 

Dipende dai settori merceologici, ma in primis puntare su Facebook e conoscere le proprie nicchie.

 

Ma il cliente non deve esser educato a comprare online, il cliente compra dove ha trovato prima quello che cercava, possibilmente spese di spedizioni gratuite e prezzo basso o migliore di un negozio della sua città. 

 

perdonami devo fare un po di chiarezza sul senso delle mie parole.

per produttore in effetti intendevo il distributore, il produttore nella maggiorparte dei casi produce e basta, e qui come dici tu dipende anche dal tipo di merce.

Nel campo dove ho lavorato, molto spesso i commercianti si trovano a dover competere con la grande distribuzione che oltre a fornire i commercianti stessi, possiede negozi fisici e online, magari utilizzando altri nomi però ci sono.

Qui vale il discorso di cui sopra.

La catena della quale parli in alcuni settori è "compromessa". Il produttore alle volte è anche distributore e venditore.

 

Il discorso di amazon è tuttaltro che semplice, per quel che so io amazon compra diretta dai produttori, oltre che far vendere i commercianti sulla propria piattaforma. Anche qui la catena è bella che rotta. Giochi al ribasso massacranti per i venditori che vedono i loro guadagni con margini sempre più ridotti, tranne in alcuni casi dove riescono, come scritto in precedenza, a rientrare sulle perdite. E comunque rimane una risorsa in più per chi, come tanti, possiede un negozio che fa i conti tutti i giorni con la crisi.

Per amazon l'annello della catena più importante è il cliente fidelizzato, per questo molti utenti comprano ad occhi chiusi sulla loro piattaforma pagando a volte le spedizioni più care del prodotto stesso cosa che su e-commerce di privati e negozianti non succede. Questo almeno l'ho dedotto dai carrelli abbandonati visti nel corso di questi anni sull'utilizzo di prestashop, lo uso da un paio di anni e qualche mese :)

 

Su facebook mi trovi pienamente daccordo

 

Per educare è più un'osservazione la mia :)

Molti clienti non leggono le condizioni di vendita sui siti, non conoscono le normative vigenti sui resi ecc...

Cosa ne pensate?

Share this post


Link to post
Share on other sites

 Il produttore alle volte è anche distributore e venditore.

 

Per educare è più un'osservazione la mia :)

Molti clienti non leggono le condizioni di vendita sui siti, non conoscono le normative vigenti sui resi ecc...

Cosa ne pensate?

 

La prima frase nella citazione è quello che intendo per produttore. Ormai sono quasi tutti cosi.

Guarda, io sto in cosmesi,  (la maggior parte dei clienti almeno lo è) e sono molto preparati sui resi, rifiuti etc. 

Penso che i problemi magari sono più nell'abbigliamento. 

Share this post


Link to post
Share on other sites

La prima frase nella citazione è quello che intendo per produttore. Ormai sono quasi tutti cosi.

Guarda, io sto in cosmesi,  (la maggior parte dei clienti almeno lo è) e sono molto preparati sui resi, rifiuti etc. 

Penso che i problemi magari sono più nell'abbigliamento. 

La cosmesi è un settore molto interessante, mi incuriosisce molto, vedo ottime potenzialità visto il costo/volume degli articoli.

Sono sicuro che è come dici tu.

Nel campo ad esempio dei giocattoli, dove ho lavorato, c'è un'alta percentuale di clienti rognosi riguardante la sicurezza nei giochi ma non del tutto alfabetizzati riguardo le regole di vendita.

Comunque credo che non ci sia un settore commerciale di beni di consumo che non sia rognoso, credo che l'abbigliamento sia uno dei più tosti ma anche con i margini più elevati. Chissà magari risponde qualcuno del settore ad illuminarci ;)

Edited by ballashop (see edit history)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Proverei, se mi permettete, a riavvolgere il nastro e ripartire da capo.  :)

 

Nell'ultimo ventennio le catene distributive sono state stravolte, questo indipendentemente dal settore. 

In origine era Produttore -> Grossista/Distributore -> Dettagliante -> Utente finale, anche se accadeva che (utilizzando marchi diversi) i Produttori in determinati casi saltassero il passaggio del Grossista e si rivolgessero direttamente al Dettagliante.

Poi è arrivata la GDO ed i Produttori hanno iniziato a curare un canale dedicato per questi nuovi player.

Poi sono arrivati per i settori non alimentari gli Outlet ed anche in questo caso sono nate linee distributive separate.

 

Credo che fin qui siamo tutti d'accordo.  :)

 

Poi è arrivata internet... in questo caso tutto dipende dai settori e dal livello evolutivo che hanno raggiunto le proprie catene distributive.

Nell'illuminotecnica a titolo di esempio è consueto che il Produttore vigili affinché il Dettagliante non scenda sotto certi livelli di prezzo ed intervenga se ciò accade (diminuendo lo sconto riservato a quello specifico dettagliante).

Un tentativo, forse encomiabile, di impedire continui ribassi dei prezzi.

 

L'abbigliamento è un settore critico poiché c'è la questione delle taglie e dell'immancabile "prova" a cui consegue molto spesso il reso o la richiesta di sostituzione.

Inoltre proprio nell'abbigliamento i grandi player offrono il reso/sostituzione gratuiti del prodotto, spiazzando in questo modo il piccolo commerciante che generalmente va in perdita quando si innesca la questione del reso/sostituzione.

Da ricordare che in ambito tessile parliamo quasi sempre di rivenditori (con magazzino) oppure di dropshipper per i quali i resi sono problematici.

(questo per quella che è la mia esperienza vale anche per i venditori di giocattoli, che hanno però la fortuna -si fa per dire- di essere meno soggetti alle stagionalità ed agli articoli "moda" legati alla singola stagione).

 

Sempre nell'abbigliamento poi i produttori (quelli molto grandi/global player) hanno piattaforme di vendita online proprietarie. 

 

La sintesi credo che si possa definire semplicemente "il caos"  :rolleyes:

 

Per quanto concerne i market place sono certamente un ottimo strumento per potersi promuovere soprattutto in fase di startup, i costi inerenti alle commissioni (15%-18%) sono ragionevoli in considerazione del fatto che il market place offre una vetrina "in una delle vie principali di internet".

Altri strumenti di promozione risulterebbero più costosi ed il loro onere soprattutto non sarebbe proporzionato al volume di vendita.

 

Nel tempo però il negozio dovrebbe riuscire a trasferire la clientela acquisita sul proprio shop, anche in ragione del fatto che i prezzi proposti sono migliori, ma ciò non è per nulla facile. 

Non dimentichiamo che, a tutela del proprio core business, gli stessi market place spesso ostacolano queste attività.

 

Da tenere presente, in ultimo, che le vendite online di prodotti fisici (cioè che necessitano di una consegna attraverso un corriere) ci troviamo in una fase pressoché pionieristica.

In un mercato evoluto come quello statunitense le vendite di prodotti materiali non arrivano al 10% della totalità delle vendite online; in altre parole si compera online il prodotto virtuale (prenotazioni, assicurazioni, ticket, biglietti aerei, software, etc.) mentre si comperano pochissimi prodotti materiali (abbigliamento, scarpe, accessori, libri, prodotti per la persona, etc.).

Se n'è accorta a quanto pare anche Amazon che sta iniziando ad aprire delle librerie "fisiche" distribuite sul territorio americano.

 

Fare delle previsioni per il futuro in questo contesto è pressoché impossibile, si possono fare valutazioni sul breve/medio termine.

Oltre siamo costretti a "navigare a vista", supponendo scenari che non abbiamo la certezza che si realizzeranno.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Per quanto concerne i market place sono certamente un ottimo strumento per potersi promuovere soprattutto in fase di startup, i costi inerenti alle commissioni (15%-18%) sono ragionevoli in considerazione del fatto che il market place offre una vetrina "in una delle vie principali di internet".

Altri strumenti di promozione risulterebbero più costosi ed il loro onere soprattutto non sarebbe proporzionato al volume di vendita.

 

Nel tempo però il negozio dovrebbe riuscire a trasferire la clientela acquisita sul proprio shop, anche in ragione del fatto che i prezzi proposti sono migliori, ma ciò non è per nulla facile. 

Non dimentichiamo che, a tutela del proprio core business, gli stessi market place spesso ostacolano queste attività.

 

Sono daccordo

 

Per non far diventare questo post un trattato sulla vendita online :) direi di mettere qualche esempio di strategia, insomma qualcosa di concreto:

 

Aprire un proprio e-commerce e configurarlo in maniera tale da rendere il più semplice possibile, o meglio congruo i passaggi verso il carrello e l'acquisto, affidandosi ove possibile a moduli, o sviluppatori.

Secondo voi i moduli che permettono gli acquisti tramite facebook o social in generale sono utili?

 

Inserire schede prodotto dettagliate, scrivere testo proprio o affidarsi a copywriter, spesso capita che il fornitore dia una descrizione, e la stessa descrizione viene utilizzata da altri venditori online. Quindi meglio differenziarsi.

 

utilizzare tutti quei moduli che aiutano il venditore a creare prodotti scontati, coupon, gestione carrelli abbandonati.

 

Utilizzare un buon tema grafico che non complichi però la navigazione, il tema di default andrebbe anche bene ma ci vuole un minimo di personalizzazione, altrimenti risulterebbe uguale a tanti altri siti, anche qui differenziarsi è cosa buona e giusta. Rimane il discorso del funzionale e bello!

Utilizzare più metodi di pagamento.

Per chi se lo può permettere utilizzare server dedicati.

 
utilizzo dei social appropriati! non attardarsi a rispondere ad eventuali richieste tramite facebook, dare assistenza con live chat ecc...

 

Lato SEO per quel che so io, non conosco bene la materia ma mi lancio:

 

Pensare alle parole chiavi da inserire nelle categorie, sotto categorie, prodotti.

Riempire tutti i campi meta utilizzando le parole chiavi appropriate.

Concatenare con link l'albero categoria --> sottocategoria --> prodotto

Utilizzare friendly URL e, completato l'e-commerce, abilitare redirect all'URL canonico a 301

Utilizzare sempre il tag alt sulle immagini

Creare una sitemap

utilizzare strumenti online quali screamingfrog, cognitiveseo, google adwords, google analytics, google search consolle, ubersuggest, seozoom

Per chi può permetterselo, affidarsi a professionisti del marketing

Creare un blog da integrare all'e-commerce, fidelizzare clienti con articoli interessanti

 

Utilizzare i market place è fondamentale perché ci si rivolge ad un'utenza che non si muove al di fuori degli stessi. Non essere presenti su queste piattaforme significa non vendere a milioni di utenti (per chi può rivolgersi al mondo) e quindi tagliare una parte cospicua di probabili compratori.

Monitorare costantemente, tramite anche programmi appositi, gli andamenti dei prezzi e delle richieste per essere competitivi su queste piattaforme. Per molte categorie merceologiche vale il discorso della stagionalità, essere preparati prima dei propri competitor nel piazzare le offerte può rivelarsi una strategia giusta.

Individuare in anticipo (più facile a dirsi che a farsi nessuno ha la palla di vetro) le prossime richieste degli utenti, faccio esempio:

Chi ha un account su amazon sa che gli utenti fanno domande ai venditori su alcuni articoli di loro interesse.

Se su tot domande una buona parte delle richieste riguardano lo stesso articolo o stessa categoria è evidente che c'è una prevalenza di scelta verso quel prodotto. Il più delle volte porta a buoni frutti.

Anche se non si ha il prezzo competitivo non è un problema, chi vende al prezzo più basso rischia di finire prima il prodotto. 

 

Esempio concreto:

lo scorso dicembre un articolo (campo giocattoli) veniva venduto quasi a prezzo di costo! da amazon (non dai negozianti al suo interno), ebbene questo articolo è stato forse il più venduto in italia e amazon l'aveva finito 2/3 settimane prima di natale (la stessa cosa era successa l'anno prima).

Un commerciante ha intuito il business e si è fatto il giro di tutto il centro italia per acquistare lo stesso articolo anche a prezzi più alti. Svuotando centri commerciali e negozi sparsi sul territorio, rifornendosi all'inverosimile.

Un azzardo? Ebbene, li ha venduti tutti sui market place più noti con un ricarico fuori di testa. Scenario tipo la parte finale del film "una poltrona per due".

C'è spazio ma bisogna conquistarselo!

 

Scrivere regole chiare sul proprio sito.

 

Avete ulteriori suggerimenti?

Oppure pensate che in queste parole scritte ci siano imprecisioni o cose inesatte?

Il confronto aiuta ;)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Comunque sono tutte balle quella dei writer professionisti per personalizzare le schede prodotto. DIpende dai settori..ma in cosmetica hanno tutti schede uguali. 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Comunque sono tutte balle quella dei writer professionisti per personalizzare le schede prodotto. DIpende dai settori..ma in cosmetica hanno tutti schede uguali. 

Alla fine hai ragione, non si fanno altro che trovare schede prodotto tutte simili però riuscire a differenziare il contenuto di un prodotto e dare maggiori informazioni, alla lunga, premia.

Che ne pensi?

Share this post


Link to post
Share on other sites

A volte un sito bello potrebbe essere anche molto più lento perchè presenta molto grafica. Una volta c'erano siti in flash che oltre ad essere lenti non venivano indicizzati dai motori di ricerca. Però in un sito e-commerce le persone interessano i prodotti. L'aspetto grafico e la bellezza contano fino ad un certo punto. E se per aprire una pagina inpiega più di 3-4 secondi, il 47% delle persone abbandona il sito.

Queste sono statistiche americane.

Share this post


Link to post
Share on other sites

ma perchè esistono ancora i siti in flash? eddai....

bello non significa pesante. C'è anche ottimizzazione.

Share this post


Link to post
Share on other sites

A volte un sito bello potrebbe essere anche molto più lento perchè presenta molto grafica. Una volta c'erano siti in flash che oltre ad essere lenti non venivano indicizzati dai motori di ricerca. Però in un sito e-commerce le persone interessano i prodotti. L'aspetto grafico e la bellezza contano fino ad un certo punto. E se per aprire una pagina inpiega più di 3-4 secondi, il 47% delle persone abbandona il sito.

Queste sono statistiche americane.

come dice caygri un sito dal design ben concepito tiene conto anche delle funzionalità, e qundi della velocità.

 

ma si può fare?

 

"ATTENZIONE: LE SCARPE NON POTRANNO ESSERE SOSTITUITE, NE' RIMBORSATE, PER ERRATA INDICAZIONE DEL NUMERO DA PARTE DELL'ACQUIRENTE."

 

non credo proprio.

 

Solitamente porto scarpe 42,5, ma alcune tipologie anche 43, dipende dal modello!

cda è obbligata a cambiarmi il modello se non mi va bene, anche se indico un numero diverso.

Come faccio a sapere se quel tipo di scarpa calza perfettamente la mia misura?

O mi sbaglio?

Nella pagina "condizioni di vendita" sono citate le norme per il commercio online, mi sembra un controsenso!

 

La grafica è minimalista e puo anche andare bene, non è responsive però, sul pulsante "aggiungi al carrello" l'icona del carrello si sovrappone.

Share this post


Link to post
Share on other sites

come dice caygri un sito dal design ben concepito tiene conto anche delle funzionalità, e qundi della velocità.

 

ma si può fare?

 

"ATTENZIONE: LE SCARPE NON POTRANNO ESSERE SOSTITUITE, NE' RIMBORSATE, PER ERRATA INDICAZIONE DEL NUMERO DA PARTE DELL'ACQUIRENTE."

 

non credo proprio.

 

Solitamente porto scarpe 42,5, ma alcune tipologie anche 43, dipende dal modello!

cda è obbligata a cambiarmi il modello se non mi va bene, anche se indico un numero diverso.

Come faccio a sapere se quel tipo di scarpa calza perfettamente la mia misura?

O mi sbaglio?

Nella pagina "condizioni di vendita" sono citate le norme per il commercio online, mi sembra un controsenso!

 

La grafica è minimalista e puo anche andare bene, non è responsive però, sul pulsante "aggiungi al carrello" l'icona del carrello si sovrappone.

Questa cosa delle scarpe mi sembra una sciocchezza enorme (Quale sito l'ha pubblicata)?.. 

Se un cliente esercita nei termini di legge il diritto di recesso con conseguente richiesta di rimborso non è obbligato a dichiarare il motivo del recesso..

Quindi il merchant "(se rispetta la legge)" a prescindere da quello eventualmente dichiarato il cliente dovrà obbligatoriamente accettare la richiesta senza alcuna remora ed eventualmente rimborsare il cliente.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.
Note: Your post will require moderator approval before it will be visible.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Restore formatting

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.


×
×
  • Create New...

Important Information

Cookies ensure the smooth running of our services. Using these, you accept the use of cookies. Learn More